LA MENZOGNA BENEDETTA DALL' ISLAM
La TAQIYYA

Il concetto Islamico di taqiyya per infiltrarsi nei paesi kafir e per conquistarli
Secondo la taqiyya, ai musulmani viene garantita la possibilità di infiltrarsi in Dar-al-Harb (la "casa della guerra", ovvero l'insieme di tutti i paesi non Islamici del mondo), per insediarsi nelle città e nei luoghi vitali dei nemici, per piantare il seme della discordia e della sedizione.

Questi "agenti" agiscono per conto delle autorità musulmane, e di conseguenza non sono da considerarsi come apostati o come nemici dei principi Islamici.

la taqiyya è la pratica
di mentire nell'interesse dell'Islam.

Lo scopo è quello di ingannare i miscreden-ti, convincendoli della bonarietà dell'Islam attraverso l'eliminazione di dubbi e preoccupazioni su questa religione, incoraggiando al contempo la loro conversione.
La taqiyya è alla base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall' affermazione secondo cui l'Islam promuoverebbe

l'uguaglianza dei diritti per le donne, fino ai tentativi di incrementare il numero percepito di musulmani nel mondo.
La taqiyya va al di la del semplice scopo di propaganda.
L'origine etimologica della parola significa "per proteggersi da, per mantenere (se stessi)."

Include quindi anche la dissimulazione da parte dei musulmani nel dare l'apparenza di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti.

Sotto queste mentite spoglie un musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede islamica, fintanto che "non lo intenda nel suo cuore".

Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai musulmani come utile per l'islam o utile per portare qualcuno alla "sottomissione" ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la taqiyya.

Costoro sono legittimi mujaheddin, la cui missione è quella di fiaccare la resistenza del nemico e il loro livello di mobilitazione.
Uno dei principali obiettivi è quello di causare divisioni tra gli avversari mentre al contempo si sminuiscono le responsabilità dell'Islam ("Oh, ma io non sono religioso", "Oh, ma quello non è il vero Islam, ti stai sbagliando, c'è così tanta disinformazione", "oh, ma quella è un'interpretazione sbagliata", "fratello, l'Islam significa pace, amore",

TENIAMOLO IN MENTE - COSÍ NON CORRIAMO IL RISCHIO DI ESSERE INGANNATI FACILMENTE

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Un vero rispetto per gli animali


Gli animali vanno rispettati e amati in quanto creature di Dio.
Come insegna il Catechismo, "con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria".

Allo stesso modo, "anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro", sull'esempio di santi come Francesco d'Assisi o Filippo Neri (cfr n. 2416).

Il vero rispetto, però, richiede che siano trattati secondo la loro natura, senza proiettare su di loro le nostre idee. Senza ciò a renderli antropomorfi.

Questo significa lasciare liberi gli animali selvatici, non abbandonare quelli domestici, accudirli in modo corretto, non come se fossero dei neonati.

In ogni caso, come scrive papa Francesco nell'enciclica Laudato si', niente e nessuno è escluso dalla fraternità universale e "L'indifferenza o la crudeltà verso le altre creature di questo mondo finiscono sempre per trasferirsi in qualche modo al trattamento che riserviamo agli altri esseri umani".
D'altra parte, scrive ancora Francesco, "è evidente l'incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o e determinato a distruggere un altro essere umano che non gli e gradito" (nn. 91 e 92).

 

 

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La vera radice dell'estremismo

di Vittorio Messori,

Corriere della Sera, 14 gennaio 2015

Di rabbi Giuseppe Laras - eminente nell'ebraismo italiano non solo per cultura ma anche per sensibilità religiosa - ho sempre apprezzato la schiettezza nell'esporre le sue convinzioni.

Così, nell'articolo di ieri su questo giornale , non esita a iniziare affermando che <<siamo in guerra, siamo solo agli inizi eppure non vogliamo prenderne coscienza>>.

Da realista, sarei propenso a dargli ragione: terminata, per collasso e abbandono del campo da parte del nemico, la terza guerra mondiale (detta "fredda", ma pur sempre guerra), ecco la nuova Pearl Harbour, in un mattino di un 11 settembre a New York. Ecco, diciamolo con la chiarezza di Laras, la quarta guerra mondiale.

L'ipocrisia dell'ideologia oggi egemon , la political corectness, ha tentato e tenta esorcismi, costruendo, per tranquillizzarsi, un ideale di "islamismo moderato", da incoraggiare e accrescere ripetendo il mantra del "dialogo".

Ma, chi conosce davvero il Corano, chi conosce la storia e la società cui ha dato forma in un millennio e mezzo, sa che non hanno torto quei musulmani che chiamiamo "estremisti " (usando le nostre categorie occidentali) a gridare, kalashnikov alla mano, che un maomettano "moderato" è un cattivo maomettano. O, almeno, è un vile che Allah punirà. Quanti, tra coloro che si scandalizzano per questo, quanti hanno letto per intero, senza censure mentali, il Corano e magari anche le monumentali raccolte di hadith, i detti attribuiti al Profeta?

Un amico francese, religioso cattolico a Gerusalemme e noto biblista, mi raccontava di recente che , nel loro convento, serviva da sempre, come factotum, un ormai anziano musulmano. Onesto, gran lavoratore, di tutta fiducia, faceva ormai parte della famiglia e tutti quei religiosi gli volevano bene, sinceramente ricambiati.

Un venerdì, l'uomo tornò dalla moschea con un'aria accasciata. Il superiore della casa, insistendo, riuscì a farlo parlare. Disse: <<Oggi l'imàm che dirige la preghiera ci ha detto, nella predica, che nel giorno del trionfo di Allah e del suo Profeta, nel giorno che presto verrà e in cui libereremo questa Santa Città da ebrei e cristiani, tutti gli infedeli che non faranno subito professione di fede dovranno essere uccisi. Così vuole il Corano cui noi tutti dobbiamo obbedire>>. Una pausa, e poi: <<Ma non tema, padre , sa che io vi voglio bene , so come fare, se dovrò sopprimervi troverò il modo di non farvi soffrire>>.

L'aneddoto, purtroppo, è autentico.

Come autentiche sono le domande poste, con cortesia e insieme con crudezza, da Giuseppe Laras e che possono, credo, riassumersi così : è possibile, per il mondo islamico, accettare quella tolleranza, quella distinzione tra politica e religione, quella eguaglianza tra persone di diverse religioni , quel rifiuto - senza eccezioni - della violenza, quelle realtà insomma su cui basare un mondo , se possibile meno disumano?

Come si sa, nel 1948, gli allora non molti Stati islamici già indipendenti che sedevano alle neonate Nazioni Unite rifiutarono di firmare la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", affermando che non corrispondeva alla loro prospettiva di persona e di società.

Una società, tra l'altro, dove la schiavitù non era ufficialmente abrogata, dove vigeva, e vige, una poligamia nella quale la donna è relegata in un ruolo di sottomissione, dove il non musulmano è cittadino inferiore, sottoposto a una pesante tassa e a una serie codificata di pubbliche umiliazioni. Sarà mai possibile giungere almeno a un modus vivendi o lo scontro dovrà continuare e magari aggravarsi, perché tanto diversi resteranno i valori fondamentali?
Tutto è possibile, s'intende, a Dio, a Jahvé, ad Allah, a seconda delle fedi, ma, a viste solo umane, l'obiettivo non sembra raggiungibile. In effetti, l'Islam non solo è diviso a tal punto che sono quotidiani i massacri tra sciiti e sunniti o tra altre comunità in lotta cruenta tra loro. Ma, soprattutto, non esiste una autorità superiore, in grado di prendere decisioni vincolanti per i fedeli, come il papa per il cattolicesimo.

Anzi, non esiste nemmeno un clero né esistono gerarchie religiose all'interno delle comunità. Tutto è lasciato a uomini soli con in mano solo un libro immutabile di millequattrocento anni fa.

Il califfato ottomano, abolito nel 1924 da Kemal, era una finzione a servizio del sultanato e, in ogni caso, la sua evanescente autorità non era riconosciuta al di là dei confini dell'impero turco. Ma anche se tornasse , che potrebbe fare un "papa della Mecca" che non avrebbe la grande, liberante risorsa di quello di Roma: la risorsa, cioè, di una Scrittura approfondibile secondo i tempi e le situazioni pur senza rinnegarla, flessibile pur senza tradirla, divina ma affidata alla ragione di credenti che con essa devono affrontare i secoli?

Il cristianesimo, prima e ben più che un libro, è un incontro tra vivi, tra gli uomini e il Cristo vivo, con la ricchezza e la duttilità che nasce dalla vita.

Ma così non è il Corano, anzi ne è il contrario, con il testo originale custodito in Cielo accanto ad Allah, eterno, immodificabile, dettato parola per parola a Muhammad, con le sue sentenze da osservare sempre e comunque in modo letterale, con la sua rigidità che deve sfidare ogni cultura, costi quel che costi. Possibile trarre, da qui, un "moderatismo" maomettano?

Se questa è la situazione, il rabbino Laras non nasconde una preoccupazione: << C'è una tentazione che può profilarsi sia nel cristianesimo sia nella politica europea: quella di lasciar soli gli ebrei e lo Stato di Israele per facilitare una pace politica, culturale e religiosa con il mondo musulman >> .

Per lui, questa sarebbe <<una strategia fallimentare>> i cui effetti disastrosi per i cristiani si sarebbero già visti.

Dice, infatti: <<Dopo che quasi tutti i Paesi islamici si sono liberati dei "loro" ebrei, si sono concentrati con violenze e massacri sulle ben nutrite minoranze cristiane>>.

Su questa convinzione del rabbino dovrebbe aprirsi, però, una discussione: la persecuzione in atto dei battezzati ha cause, crediamo, più complesse dello sfogo su di essi di una religione violenta alla ricerca di vittime.

Una discussione di grande importanza, e proprio per questo non affrontabile in spazi così ridotti. Per ora , basti prendere sul serio l'avvertimento di Laras: c'è una guerra e non è opportuno mascherarla dietro gentilezze occidentali verso gli antagonisti e con severi rimbrotti alle "cassandre" che si limitano a constatare una realtà drammatica.

 

Quando il web si fa pericoloso
Le conseguenze di azioni che solo in apparenza sono "virtuali"
Il Ten. Col. della Polizia di Stato Roberto Surlinelli ha tenuto la relazione al Corso d'Aggiornamento Irc

Davvero un incontro di grande intensità, dovuta alla delicatezza dei temi affrontati e alla grande chiarezza con la quale sono stati illustrati, con particolare attenzione ai rischi collegati all'uso di Internet e dei social network, e ha visto la presenza di due relatori: il prof. Antonio Poerio e il tenente colonnello della Polizia di Stato, Roberto Surlinelli.
Dopo una breve introduzione nella quale il prof. Poerio ha evidenziato come i cosiddetti "nativi digitali" abbiano sempre bisogno di accompagnamento per non essere dominati da strumenti di cui credono di essere i dominatori, e come lo sviluppo delle (comunque preziosissime) tecnologie sia andato di pari passo con l'aumento della solitudine, il dott. Surlinelli ha illustrato alcuni dei rischi molto gravi legati all'utilizzo di strumenti come le chat (per esempio Whatsapp, ma non solo), soprattutto nei casi in cui la persona che le utilizza pubblichi materiale molto personale, data l'impossibilità di controllare in quali mani tale materiale, poi, vada a finire. "Le nuove tecnologie non sono, in sé, cattive, ovviamente, ma occorre conoscerle e farne un uso corretto": Internet è un mondo reale, non virtuale.

Talora si pensa, infatti, che le proprie azioni sul web non abbiano conseguenze nel mondo reale, ma occorre prestare, invece, la massima attenzione perché Internet è "un'estensione del mondo fisico.

Internet non si può censurare e, quindi, una volta che pubblichiamo qualcosa accettiamo che quel contenuto resti su internet per sempre". Gli strumenti che usiamo possono, se usati male, arrecare danni gravissimi. Nella sua analisi formulata alla luce dell'ampia esperienza professionale accumulata, Surlinelli ha fornito indicazioni semplici ma importantissime per il nostro ruolo di insegnanti, ma anche per i genitori, per chiunque.

La gravità dei rischi dell'uso scorretto di internet e dei social network aumenta a causa della disinformazione di molti adulti (insegnanti, genitori…) circa il funzionamento dei singoli strumenti tecnologici. Non tutti i genitori, infatti, possiedono un account su Facebook, così come non tutti gli insegnanti conoscono a fondo le nuove tecnologie.

E' vero che ciò che fanno i ragazzi non sarebbe comunque sempre controllabile anche qualora tutti gli adulti fossero preparatissimi, ma è altrettanto vero che un adulto incapace di usare Facebook non sa sfruttare adeguatamente le opportunità di controllo che gli capitano.


Il dott. Surlinelli ha presentato anche alcuni video molto importanti al fine di sensibilizzare i presenti sugli argomenti trattati. In uno di questi, veniva presentata una ragazza minorenne che inviava tramite Whatsapp a un compagno di classe foto che ritraevano alcune parti del suo corpo nude, e le conseguenze tremende di quel gesto: l'immediata diffusione, da parte del compagno maligno, delle suddette foto al gruppo di Whatsapp del quale tutta la classe, professore compreso, faceva parte.

I pericoli delle imprudenze telematiche spaziano, come noto, dalla pedofilia, alla diffamazione, all'estorsione, e le conseguenze non riguardano soltanto i minori (pedofilia, cyberbullismo), ma anche gli adulti, i quali, in caso di comportamenti gravemente nocivi come il sexting, corrono il concretissimo rischio di essere ricattati da persone senza scrupoli che, una volta ottenuto un filmato hard da parte della vittima, le estorcono denaro minacciando, altrimenti, di diffondere il video a tutti i contatti del suo account.


Riflettendo su questi fenomeni molto pericolosi, occorre domandarsi: se controlliamo i nostri figli al parco giochi, perché su internet li lasciamo senza controllo?

Non bisogna dimenticare, infatti, che accedere al web e ai social network espone i minori a entrare in contatto con chiunque, data la possibilità, offerta dai suddetti strumenti, di mentire tranquillamente circa la propria identità e presentarsi, quindi, con generalità e foto completamente false.
Occorre pertanto essere molto attenti e vigilanti, e conoscere i nuovi mezzi che la tecnologia offre, affinché tra la famiglia e la scuola esista una… rete vera e fruttifera.

Paolo Pero.
Il Cittadino 7/12/2014

 

Germania. "Lo scandalo gigantesco" dei genitori "incarcerati fino a 40 giorni"

perché i figli non partecipano ai corsi gender a scuola

I corsi sono obbligatori e tanti sono già finiti in prigione, come i coniugi Martens. Intervista a Mathias Ebert, che ha fondato a Colonia l'associazione "Genitori preoccupati": "Centinaia di genitori sono nella stessa situazione"
Il 24 ottobre 2014 un ufficiale di polizia si è presentato alla porta della famiglia Martens a Eslohe, piccolo comune della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania. Mentre apriva la porta, Eugen conosceva già lo scopo di quella visita: l'arresto della moglie e madre dei suoi nove figli Luise. Sapeva tutto in anticipo perché per lo stesso motivo lui stesso era già stato arrestato il 15 agosto del 2013.
Che cosa hanno fatto dunque i due coniugi di 37 anni di così grave da meritare l'arresto? Non hanno ucciso, non hanno rubato né danneggiato alcuno. La loro unica colpa è di essere padre e madre di una bambina che si è rifiutata di partecipare due volte ai corsi di educazione sessuale previsti per le elementari. L'anno scorso Luise non è stata portata in carcere insieme al marito perché era incinta. Quest'anno, l'ufficiale di polizia non l'ha "prelevata con la forza come dovrei" perché sta ancora allattando l'ultimo figlio. "Purtroppo però non finisce qui. L'ufficio del procuratore farà applicare la decisione del giudice", afferma il poliziotto nel video che vedete qui sotto.
"Tantissime famiglie sono nella stessa situazione dei coniugi Martens in Germania", dichiara a tempi.it Mathias Ebert, sposato con quattro figli, che dopo essere venuto a conoscenza della storia dei Martens, ha deciso di fondare a Colonia l'associazione Besorgte Eltern ("Genitori preoccupati"). Il movimento ha già organizzato diverse manifestazioni in Germania con migliaia di partecipanti perché "si discuta pubblicamente di questo scandalo gigantesco e si impedisca la corruzione dei nostri figli", che a partire dai sei anni devono partecipare a corsi di educazione sessuale dove si propugna l'ideologia del gender.

Perché se una bambina salta due ore di scuola i genitori vengono messi in carcere?
In Germania la scuola è obbligatoria e se un bambino salta le lezioni la scuola ha la facoltà di denunciare i genitori e il tribunale può multare la famiglia. I coniugi Martens hanno per questo ricevuto una multa di circa 30 euro. Questo è assurdo perché la figlia ha abbandonato di sua iniziativa la lezione.
La famiglia non poteva pagare e basta?
No, perché è una questione di principio. Quello che fa arrabbiare è che il tribunale usi due pesi e due misure. Alcuni bambini non vanno a scuola per mesi e ai genitori non succede niente. Però quando una bambina salta due ore di educazione sessuale, ecco che la famiglia viene subito denunciata. È ingiusto e infatti nel video che abbiamo realizzato il poliziotto è imbarazzato e dà tutta la colpa alla procura.
Perché la bambina non voleva partecipare ai corsi di educazione sessuale?
Perché il contenuto delle lezioni è perverso. Non solo si mostra ai bambini come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alla "varietà" delle pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale e molto altro. Si dice anche ai bambini, fin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su. Questa per me si chiama manipolazione dei più piccoli.
Ci sono stati altri casi oltre a quello della famiglia Martens?
Certo. Non conosco il numero esatto dei genitori incarcerati, ma solo il piccolo gruppo dei genitori della città di Paderborn (150 mila abitanti, ndr) ha scontato negli ultimi anni complessivamente 210 giorni di galera. È uno scandalo gigantesco anche perché sono gli stessi bambini a voler uscire dalle classi. Nella città di Borken, ad esempio, in una classe la lezione ha turbato così tanto i bambini che sei di loro sono svenuti.
Quanto devono stare in carcere i genitori? Dipende. Un padre con cui ho parlato recentemente qui nella Renania Settentrionale-Vestfalia ha passato in galera 21 giorni e sua moglie rischia la stessa pena perché il figlio ha abbandonato le lezioni di sua spontanea volontà. Altri restano in carcere anche 40 giorni ma nessuno li ascolta. Nessuna consente loro di alzare la voce e protestare.
La storia dei Martens però ha fatto il giro della Germania.
Sì, perché sono persone molto coraggiose. Hanno scelto di rendere pubblica la loro storia e non è scontato, visto che la maggior parte degli altri genitori non parla di questa cose.
Perché?
Perché ha paura. In Germania quando si viene puniti, si viene subito considerati come "criminali". Quindi non è difficile farsi intimidire. Io però sto cercando di mobilitare queste famiglie perché le loro storie escano alla luce del sole. La famiglia Martens ha da subito parlato pubblicamente ed è stato grandioso: se tanta gente verrà a conoscenza di questi fatti, finalmente se ne discuterà. Alle cose non si dà il giusto peso: in Germania uno stupratore viene lasciato a piede libero se non era pregiudicato, mentre si rinchiudono in prigione i genitori onesti.

Che cosa chiedete nelle vostre manifestazioni?
Che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti. È chiaro che se abbandonano le classi è per il clima che respirano in casa, ma questo è forse sbagliato? È sbagliato che un bambino si porti addosso determinati valori trasmessi in famiglia e viva in base ad essi? Io credo di no. Il nostro primo obiettivo però è che si parli di queste cose: ecco perché scenderemo in strada, faremo manifestazioni, discuteremo con i media, perché tutto il Land ne venga a conoscenza.
Perché ha fondato l'associazione Besorgte Eltern?
Ho quattro bambini, sono testardo proprio come il mio amico Eugen e quando toccherà a me so che potrei fare la stessa fine. Ma questa è una follia. Inoltre ho scoperto che migliaia di genitori tedeschi sono uniti da questo trauma e stanno dalla nostra parte. Abbiamo le spalle coperte dalla gente e questo ci dà forza. Abbiamo cominciato a protestare a gennaio e ora ci hanno raggiunto migliaia di persone. Questo movimento è importante, perché solo se si è informati è possibile difendersi. E se i nostri bambini oggi vengono corrotti, il futuro del nostro paese sarà presto corrotto. Allora non potremo più rimediare
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@LeoneGrotti